Se avete paura di sporcarvi le scarpe (o gli stivali), forse non dovreste neanche pensarci. Perché questo luogo è rosso per un motivo davvero particolare: si tratta di una miniera in disuso dove veniva estratto un minerale fondamentale in processi industriali. Materiale che ha la simpatica tendenza ad appiccicarsi a suole e vestiti, e colorare tutto. Vi sembrerà di stare su Marte, ma è Otranto, e questa è la sua cava di bauxite. Un luogo post-industriale, potremmo definirlo, situato a un tiro di schioppo dalla città e dal faro che segna il punto più a est di tutta Italia. Una bellezza selvaggia, impervia, magnifica. Da scoprire con calma, magari in una giornata di vento, quando il cielo è terso e tutt’intorno sono solo le folate l’unico suono che ascolterete. Pronti a partire?
Partiamo dalla splendida Spiaggia di Porto Badisco in direzione nord. La SP87 corre parallela alla costa adriatica costeggiando Torre Sant’Emiliano e il Faro di Punta Palascìa, il punto più a est di tutta l’Italia. Dopo la Masseria dei Monaci, al bivio con la SP369 prendere la prima a destra e seguire le indicazioni per il parcheggio di Bosco Orte. Qui ci si ferma per ammirare la cava di bauxite di Otranto e le sue magnifiche scenografie naturali. Riguadagnata la provinciale, in un paio di chilometri si è già al centro di Otranto, una città assolutamente da scoprire. È la SP366 a continuare verso nord, raggiungendo in 8 km il Lago di Alimini Grande. Da qui prendiamo la SP342/SP366 che oltrepassa Torre Sant’Andrea e arriva a Torre dell’Orso, termine ultimo di un percorso breve ma intensissimo per quantità e qualità dei luoghi toccati.
Nel mio viaggio in Puglia del 2018, scrissi che “le cave di bauxite a Otranto sono un luogo diverso. Diverso dal resto del Salento, diverso forse da tanti altri luoghi in Italia e nel mondo. In esse convivono tre ambienti: il mare sul quale, nelle giornate più limpide, appaiono in lontananza le coste balcaniche. I boschi, il cui colore verde intenso colpisce lo sguardo e cattura l’attenzione. La terra, di un colore rosso intenso che si attacca alle suole e rende, a tratti, difficoltoso il cammino”.
La bauxite è un materiale fondamentale, perché è grazie a essa che si produce l’alluminio, materiale onnipresente nella nostra vita, dagli smartphone alle cucine, dall’arredamento alle confezioni alimentari. Oggi non la si ricava più da questa miniera, in Italia sono state dismesse ormai da decenni, ma l’impatto che ha avuto sulla scenografia naturale dei dintorni di Otranto è stato in qualche modo riassorbito da Madre Natura. Come?
Il grande scavo è diventato oggi un laghetto dalle acque color azzurro intenso, i vari percorsi che attraversano la zona sono sospesi tra il rosso delle rocce e il verde del mare, e un vento forte – costante di tutto il Salento (non a caso si dice di questa zona lu mare, lu sole, lu jentu) spazza via il caldo e le nuvole, rinfresca anche nelle giornate più calde e soprattutto tiene il mare, con le sue belle calette, in costante movimento. E più che sembrare Marte, allora, torna la cava di bauxite di Otranto a riassumere una dimensione terrestre, italiana, prettamente pugliese e salentina.
Otranto è una delle più belle città della Puglia, eppure in molti – dovessero scegliere – le preferirebbero Lecce o Gallipoli. Eppure lei è il posto ideale per una vacanza in moto e non solo: tranquilla, accogliente, con percorsi mai noiosi, tra un entroterra ricco di paesaggi vari e una linea costiera che fa innamorare del panorama. L’unico rischio è quello di riempire bauletti e borse laterali di souvenir, soprattutto oggetti in pelle e tessuti lavorati da mani sapienti, che ammiccano tanto al pubblico femminile quanto maschile.
Una breve deviazione quasi rettilinea di 30 km porta da Otranto a Galatina, terra di nascita dell’amatissimo pasticciotto. Uno scrigno di pasta frolla ripieno di crema pasticcera, che viene fatta appena bruciacchiare. Da provare rigorosamente nella Pasticceria Andrea Ascalone (Via Vittorio Emanuele II 17, aperta tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9 alle 13.30), un locale dallo stile novecentesco dove degustare questa e altre specialità pugliesi circondati da diplomi, foto e riconoscimenti vari, accolti dall’eleganza senza tempo degli eredi Ascalone.
Responsabile editoriale di TrueRiders sin dal 2015
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