Per più di sessant’anni è stata una compagnia aerea, oggi questo nome rappresenta la svolta verso l’enduro per la casa di Milwaukee: Harley Davidson Pan America 1250. Se ne è parlato tanto, sin dal 2018 quando i primi rumors di una enduro in casa H-D iniziarono a farsi sempre più insistenti, ma si è dovuto attendere parecchio e più precisamente fino al 2021 quando, dopo un lancio annullato a causa della pandemia, Harley ha finalmente presentato questa assoluta novità per la casa motociclistica iconica delle moto custom e degli USA che quest’anno compie 120 anni. Ma ora non cambiate canale, andiamo insieme a scoprire tutto di questa assoluta novità nel mondo Harley Davidson.
A Milwaukee non sono nuovi a improvvise virate controcorrente, oltre la tradizione e oltre tutto ciò che Harley rappresenta per i suoi clienti e nel mondo delle due ruote. Ci basterà qui ricordare l’esperimento della V-Rod, un vero e proprio stravolgimento della natura di H-D, mal accettata dalla maggior parte dei puristi, ma che, tuttavia, restava nel segmento storico della Harley. Qui, invece, siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione! Se anche il nome è Pan America (che potremmo tradurre come “tutta americana” o “di tutta l’America) la sensazione è, invece, che da Milwaukee si siano stufati della Rout 66 e abbiano iniziato a progettare moto per le tortuose strade del Vecchio Continente. Sì perché la Pan America è nata per fare veramente di tutto e in qualsiasi condizione.
Ma partiamo dal motore che, per l’appunto, è stato chiamato Revolution Max. In comune con gli altri motori Harley ha esclusivamente il numero dei cilindri e la conformazione a V da 60°…e stop. Distribuzione a catena con alberi a camme in testa (comandati elettronicamente), raffreddamento a liquido e trasmissione a catena vanno ben oltre il know how di H-D, normalmente fedelissima a una meccanica di ben altro tipo. La cilindrata di 1252 cc permette di sviluppare una potenza di 150 cv abbinata a una coppia di 128 Nm che già a 6750 giri dà il suo contributo massimo; numeri di tutto rispetto che, associati a un peso di 245 kg in marcia, rendono la guida piacevole e divertente su ogni tipo di tracciato. Il tutto con un consumo medio che sfiora i 20 km con un litro di benzina.
Cinque mappature di guida disponibili permettono sempre di avere la miglior erogazione in base al fondo e al tipo di guida desiderato.
Per quanto nel grande faro a led anteriore, che taglia trasversalmente il cupolino, ci sia moltissimo di Harley, l’estetica sembra veramente partorita ben lontano dai laboratori di design negli USA. La parte centrale e il codone sono decisamente quelle più riuscite: al centro il serbatoio a goccia in alluminio da 21 litri abbondanti fa bella mostra di se, sormontando il poderoso V2 che non lascia spazio a niente, creando una sorta di effetto horror vacui; il codone, molto minimal, che termina con la sella su due livelli, bilancia molto la pienezza della parte anteriore, donando un certo slancio a tutta la moto. In poche parole: esteticamente è Harley solo nella scritta sul serbatoio!
Anche per la ciclistica non hanno badato a spese, sfruttando ciò che di meglio era presente sul mercato per questo segmento. Forcella anteriore a steli rovesciati Showa, come anche il monoammortizzatore posteriore piggyback montato sul leveraggio del forcellone; nella versione Special tutto il sistema di sospensioni è elettronico e, automaticamente, allo spegnimento abbassa la moto di ben 7 cm per favorire la discesa, per poi rialzarsi all’avviamento. Per i freni non potevano che scegliere Brembo con pinze a quattro pistoncini, il top sul mercato.
E anche sui dispositivi elettronici Harley non ha risparmiato un cent: fanaleria totalmente full led di ultima generazione e strumentazione integrata in una schermo TFT visibile da quasi 2 metri, personalizzabile e che è possibile collegare con il proprio smartphone per la navigazione e i contenuti musicali, ma solo tramite la app ufficiale Harley Davidson. Insomma, la domanda sorge spontanea: a quanti anni luce avanti è andata Harley con la sua Pan America?
Saliamo in sella e la seduta è comoda, grazie anche all’accesso agevolato dal sistema elettronico in dotazione sulla Special. Premuto su start non vi aspettate il borbottio tipico Harley perché rimarreste delusi: il sound è accattivante ma molto più simile a un bicilindrico da 90°, complice anche il fatto che giri piuttosto in alto. La guida è semplice e permette di prendere subito confidenza, anche se in prima la moto risulta un po’ pesante. Il misto è decisamente il suo mondo: non teme le curve anzi…si dimostra nata per pennellarle. Anche in off road si difende, pur non essendo di sicuro una salta-fossi; il suo terreno ideale, infatti, è più la classica pista battuta, fondo comune nelle terre di oltre oceano.
Ma chiudiamo con il prezzo. Per portarvi a casa questa opera prima di H-D ci vogliono più di 20mila Euro, tutto sommato un prezzo in linea con le principali concorrenti di settore.
Garfagnino DOC e Sardo di adozione, sono uno storico dell’arte (da qualche anno) e biker sin dalla più tenera giovinezza. Ho iniziato a collaborare con TrueRiders nel 2023 per mettermi in gioco nel campo della scrittura e ho voluto cominciare scrivendo di qualcosa che amo particolarmente: la moto e tutto ciò che le ruota attorno.
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